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Niente Biodiversità? Niente Biomasse
Come tutte le cose nuove che si presentano all’orizzonte del nostro
sapere anche il tema intorno alle biomasse risente di mode,
imperfezioni e “punti di vista” che devono ancora affrontare quella
fase di approfondimento o, se vogliamo, di purificazione semantica.
L’interesse nato e che va sviluppandosi sulle biomasse è logicamente
influenzato da aspetti energetici, economici, tecnici ed etici.
Via più che ci addentriamo nei meandri dello Sviluppo Sostenibile ci
rendiamo conto che i concetti che stanno alla base di questa nuova
visione dello Sviluppo Sociale si fondano sulla semplice
considerazione che la Vita per poter essere e svilupparsi ha bisogno
di Energia e che questa fonte di Energia deve mantenersi costante e
disponibile nel maggior periodo possibile. La disponibilità di fonti
energetiche è quindi il punto di partenza per poter garantire alle
generazioni future (Rapporto Brundtland 1987) di soddisfare i propri
bisogni.
Ma le fonti energetiche non sono tutte equivalenti ed i principi
della termodinamica ci insegnano a distinguere tra fonti energetiche
e macchine termodinamiche a differente rendimento.
L’utilizzo di una fonte energetica è possibile grazie ad una
macchina termodinamica, cioè ad un sistema che sia in grado di avere
in input una forma energetica e in output una forma energetica
differente. Il risultato finale sarà quello di aver prodotto un
lavoro utile al sistema con una efficienza della trasformazione che
chiameremo rendimento. La parte non trasformata sarà quella aliquota
definita entropia che è una funzione della irreversibilità (o se
volete di disordine) del sistema.
Fin qui tutto bene; sono quegli elementi che abbiamo imparato a
scuola, solo che quando questi concetti li trasliamo nell’ecosistema
le cose si complicano o, sarebbe meglio dire, si complessizzano.
Basandosi sul confronto disciplinare di Scienziati come Leon
Brillouin, sulla negaentropia, Erwin Schroedinger sulla teoria che
gli organismi si alimentano di energia negativa e su Ilya Prigogine,
relativamente alle Strutture dissipative di Energia, si è dimostrato
che l’Ecosistema in condizione di totopotenzialità, e per un dato
ambiente, è la macchina termodinamica più efficiente.
A tale conclusione* si è giunti confrontando anche i lavori che
Nicolas Leonard Sadi Carnot aveva compiuto e già pubblicato nel 1824
e alle sue successive speculazioni teoriche.
Ora, richiamando brevemente i principi della termodinamica, ci
accorgiamo che i Sistemi Biologici si sono complessizzati al fine di
innalzare al punto massimo possibile il rendimento energetico che
deriva dall’utilizzo dell’energia solare e di quella contenuta nel
nostro pianeta.
Nei sistemi biologici ogni singolo organismo si comporta come una
macchina termodinamica. Ogni singola macchina termodinamica del
sistema biologico si avvale non solo dell’energia solare e terrestre
ma anche degli “scarti di lavorazione” di altri organismi
funzionando in definitiva come un “Unico Organismo Vivente”.
Quello che fino ad oggi non si comprendeva (dalla Politica alla
Ricerca) è che ogni organismo è utile al servizio degli altri.
Togliendone uno vado a decremento del funzionamento dell’intero
sistema e più pezzi perdo più funziona male il mio Ecosistema.
In definitiva: quel valore dell’Entropia che nei sistemi
termodinamici biologici assume determinati valori, man mano che il
sistema si degrada (perde pezzi) va crescendo sempre di più a
discapito del rendimento complessivo della nostra macchina biologica.
Per usare un termine tanto e purtroppo noto nelle nostre città, un
ecosistema degradato usa male l’energia a disposizione e quindi
inquina di più. Il valore crescente dell’Entropia rappresenta per
tutti i sistemi termodinamici una scala di misura dell’inquinamento
e dell’inefficienza energetica.
Ora, ritornando al titolo del presente contributo appare fin troppo
evidente che i temi sull’efficienza di utilizzo delle biomasse, per
la produzione di energia, mancano fin troppo di frequente di una
parametrazione dell’efficienza energetica complessiva. Nel
rendimento dell’uso delle biomasse si fa riferimento a vari
parametri ma molto di rado si fa un bilancio totale e quando lo si
fa non in maniera ortodossa.
La ricerca scientifica ha serie difficoltà a parametrare un bilancio
energetico di ecosistema e la bibliografia consultabile non aiuta
più di tanto.
La questione è che, nella valutazione dell’efficienza della
produzione di energia a partire da biomasse non si tiene conto
dell’aspetto patrimoniale dell’energia.
Un Ecosistema che ha raggiunto la totopotenzialità ha impiegato un
periodo lunghissimo è tutto questo tempo è stato necessario per
accumulare energia sotto forma di energia materiale. In poche parole
il sistema si è complessizzato attraverso la sua biodiversità che,
altro non è che la trasformazione in un lungo periodo dell’energia
accumulata. La visione relativistica di Einstein ci viene incontro
facendoci comprendere che esiste un’equivalenza perfetta tra Energia
e Materia e gli studi di Ilya Prigogine ci illuminano sulla natura e
funzione della biodiversità quale patrimonio di base per il
funzionamento della macchina termodinamica ecosistemica.
Purtroppo, negli studi di fattibilità e nei bilanci che andiamo
vedendo in giro manca ancora questo approccio metodologico, che non
è poca cosa.
Facciamo un esempio per assurdo: se oggi volessi ottenere una
produzione di energia da biomasse, ammesso che abbia effettuato nei
minimi dettagli il bilancio di rendimento energetico (per es. da
cogenerazione) ed utilizzassi una grande estensione in monocoltura,
pur confortato da questo tipo di bilancio, avrei compiuto un
impoverimento dell’ecosistema, con conseguente abbassamento
dell’efficienza termodinamica di Sistema. Un bilancio energetico che
non tenga conto degli aspetti patrimoniali (Biodiversità ed
Ecosistema), così come avviene in Economia, è un bilancio parziale e
per questo inesatto.
Conclusioni
Così come gli aspetti della biodiversificazione dovranno essere
affrontati dalla moderna agricoltura allo stesso modo è
improponibile ed impensabile (da un punto di viste scientifico e
quindi tecnico) l’ottenimento di energia da biomasse da sistemi a
bassa biodiversità.
Ciò equivale a dire quanto segue:
• Le “aziende” per la produzione di energia da biomasse dovranno
essere fondate su sistemi complessizzati, cioè su sistemi agricoli
che emulino al massimo la vegetazione potenziale del sito;
• Le macchine per la trasformazione energetica di queste produzioni
dovranno essere polifunzionali, cioè poter utilizzare al meglio
produzioni e scarto di produzioni o lavorazioni;
• Il bilancio energetico deve tenere conto di due aspetti: 1- Quello
tradizionale, cioè di rendimento della trasformazione della biomassa
di partenza in altre forme di energie; 2 – Quello patrimoniale, cioè
di un coefficiente energetico tra biodiversità potenziale ed attuale
del sito.
Norme giuridiche, tecniche ed applicative ne dovranno trarre
sostanziale suggerimento.
Guido Bissanti
* “Biodiversità e Potenza della Materia”
Dott. Agr. Guido Bissanti – Contributo sul Tema - Biodiversità e
Bioetica -
C.N.R. - Consiglio Nazionale delle Ricerche – 16 gennaio 2008.
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